giovedì, 16 agosto 2007 ¦ Permalink
categoria : lizardo


"Ancora cinque minuti!" pensò guardando attraverso le maglie della serranda, c'era tutto il tempo di poter sonnecchiare ancora un po'. Era solito mettere la sveglia in anticipo per poter star lì sul letto a poltrire con gli occhi chiusi e le braccia avvolte sul cuscino azzurro fino ad essere già in ritardo, poi si sarebbe alzato, sarebbe andato in cucina per preparare la moka, metterla sul fuoco e strategicamente posizionare la tazzina bianca guadagnando tempo prezioso mentre  nel frattempo, in bagno, si sarebbe lavato, pettinato e come al solito avrebbe bruciato il caffé, sarebbe corso in cucina per controllare il danno chiedendosi se ci fosse stato ancora tempo di preparare un'altra moka. Alla fine lo avremmo visto uscire dal portone di fretta e furia con un bicchiere di carta pieno di caffè bruciato. Stavolta, però, la sveglia non c'entrava nulla, stavolta s'era svegliato da solo. C'era qualcosa di stranamente familiare nell'aria, sentiva come la sensazione che qualcosa era repentinamente cambiato sotto i suoi stessi occhi. Si tirò su e seduto sulla sponda destra del letto diede una rapida occhiata alle sue vecchie scarpe logore, non erano di certo diverse dalla sera precedente in cui se le era tolte, eppure, proprio non sapeva più che farsene. Si alzò completamente dirigendosi verso l'unico orologio funzionante ad eccezione della sua odiosa sveglia dal suono stridente, quello della cucina. A metà del corridoio però si arrestò di colpo, chiuse lentamente le palpebre tirando un forte sospiro come quelli che si vedono fare dai praticanti di joga, cosa che avrebbe sempre voluto fare ma che, forse per accidia, non aveva nè avrebbe mai fatto.
Non c'era ormai più alcun dubbio, vedeva dentro di se spiegarsi quella sensazione sempre più familiare ma dal retrogusto arcaico. C'erano le chiavi della sua utilitaria proprio lì vicino al telefono, le prese in mano e notò per la prima volta che c'erano dei graffi sulla parte in plastica nera, disegnavano una G:"Trovato!" esclamò e  scoppiò in una risata liberatoria che aveva il colore di un qualcosa di perduto. Lasciò cadere le chiavi a terra e si diresse in cucina. In tutta calma preparò la moka, la mise sul fuoco, andò per prendere la sua solita tazzina bianca ma quando la mano arrivò ad un centimetro da quest'ultima vide che ce n'era una con Pluto ripetutamente disegnato in buffe situazaioni, non si ricordava neanche di averla mai avuta ma prese proprio quella. Aveva deciso che quella mattina si sarebbe fatto il miglior caffè della sua vita, perciò mise preventivamente due cucchiaini di zucchero dentro la tazzina così che, facendolo scioglierele con le prime gocce di caffè che sarebbero fuoriuscite dalla moka,
avrebbe potuto farsi addirittura la schiuma. Quando prese il cucchiaino tra il mucchio di pentole messe ad asciugare vicino al lavandino, si fermò per qualche secondo ad osservare come la luce, che iniziava ormai ad attraversare le tende ricamate dalla nonna quando lui era bambino e che erano arrivate sino a lui chissà per quale motivo di eredità generazionale, faceva degli strani giochi riflettendosi sulle altre posate appoggiate sullo scolapiatti. Incominciò quasi inconsciamente a percuotere una per volta le diverse pentole col cucchiaino notando i diversi suoni che esse emettevano e dopo pochi istanti si ritrovò con una forchetta nell'altra mano a suonare una batteria di acciaio inox con in mente un pezzo degli AC\DC che conservava tra gli altri CD impolverati dal disuso. Per quasi dieci minuti aveva fatto un tale chiasso di cui anche il più paziente ed accondiscendente dei vicini si sarebbe di certo lamentato, ed avrebbe continuato chissà per quanto tempo ancora se il solito odore di bruciato non lo avesse interrotto. Spense rapidamente il fornello e posò la forchetta, poi versò, mescolò e bevve il caffè contraendosi in una espressione un pò schifata. Tornò poi in camera pattinando con i calzini di spugna sul pavè, guardò con aria di sfida la sveglia togliendole le batterie, si accasciò sul letto abbracciando il suo cuscino azzurro e si riaddormentò con un piccolo sorriso disegnato sul volto.
Ormai era libero, aveva iniziato a sognare e non sarebbe più bastato un caffè, bruciato che sia, a tenerlo sveglio.

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giovedì, 02 agosto 2007 ¦ Permalink
categoria : lizardo


Always Look on the Bright Side of Life

Some things in life are bad,
They can really make you mad,
Other things just make you swear and curse,
When you're chewing life's gristle,
Don't grumble,
Give a whistle
And this'll help things turn out for the best.
And...

Always look on the bright side of life.
Always look on the light side of life.

If life seems jolly rotten,
There's something you've forgotten,
And that's to laugh and smile and dance and sing.
When you're feeling in the dumps,
Don't be silly chumps.
Just purse your lips and whistle.
That's the thing.
And...

Always look on the bright side of life.
Always look on the right side of life,

For life is quite absurd
And death's the final word.
You must always face the curtain with a bow.
Forget about your sin.
Give the audience a grin.
Enjoy it. It's your last chance, anyhow.
So,...

Always look on the bright side of death,
Just before you draw your terminal breath.

Life's a piece of shit,
When you look at it.
Life's a laugh and death's a joke it's true.
You'll see it's all a show.
Keep 'em laughing as you go.
Just remember that the last laugh is on you.
And...

Always look on the bright side of life.
Always look on the right side of life.

Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!
Always look on the bright side of life!

words and music by Eric Idle
da "Life of Brian" e "The Meaning of Life" (Monty Python)
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lunedì, 25 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : ela



Le conseguenze dell'amore.
Sono emozionata. I miei giorni mi hanno emozionato. Vorrei saper scrivere quanto questo sia importante, vorrei saper raccontare la me di oggi, ora, la me di questo istante e di questi giorni. Ma sono emozionata e non riesco.
E sono dieci minuti che guardo questo foglio, ho scritto un libro di pensieri nella mia mente. Vorrei saper scrivere anche di questo. Ma non riesco. Il fatto è che sono emozionata.
Ho bisogno di farlo comunque vada a finire, vorrei ascoltare della buona musica e tatuarne ad occhi aperti la gentilezza. E continuo a scrivere perchè tu che leggi possa capire me e me, anche se non so se riuscirò ad essere chiara. Non riesco. Ma ti sto scrivendo lo stesso, leggimi come fossi io il lettore e tu la pagina che stai leggendo, lasciami coinvolgerti. Per qualsiasi motivo tu lo stia facendo o lo abbia fatto, fosse anche per gioco o derisione, rimarrai il mio lettore preferito.
Il fatto è che io in realtà voglio parlarti, voglio far parte di te, vorrei accarezzare il tuo pensiero per sentirlo respirare, e se per te, mio lettore, questo che stai vivendo è un brutto momento, ricorda che il tuo pensiero respira come ogni giorno, e lascia una scia che non può renderti cieco. Se fossi cieco, non sapresti leggere neanche ciò che ti sto scrivendo. Ma non lo sei.
Continua a leggermi. Scorri queste parole emozionate, recitale nella tua mente come una preghiera, e se per caso tu fossi ateo o agnostico, leggimi ugualmente, prendilo solo come un pensiero. Sono sicuro che ti colpirò. Che quando avrai terminato, mi ripiegherai dolcemente in un piccolo spazio della tua memoria, penserai al mio pensiero. Forse sarai emozionato anche tu. E allora io ce l'avrò fatta, sarò riuscito a raccontarti qualcosa, e il pensare di non esserne in grado in realtà mi avrà fatto essere in grado, e magari sorriderai come me. Magari avrai sorriso perchè questo è davvero ridicolo, ma avrai riso e sarò felice lo stesso.

Non preoccuparti, il mio scriverti e scrivermi e scriversi sta quasi terminando. Sono proprio poche righe quelle che restano. Come ti senti? No, non rispondere, non pensarci neanche, cancellalo dalla tua mente. Pensa a un fiore, o al calore.
Voglio dirti grazie...Grazie perchè mi hai tenuto compagnia in questo istante, grazie di non essere cieco e di avermi letto, grazie, perchè so che non mi straccerai. Ti ho colpito. Non so come e neanche perchè, ma ricorderai di queste parole che volevano parlarti e dirti di un'emozione. Perchè esse sono emozionate. Ricorda un pensiero che ti ha scritto per essere ricordato, per accarezzare il respiro del tuo pensiero. Che voleva distrarti, farti sorridere, o piangere, qualunque cosa tu senta ora, non importa. Sarai stato il mio lettore preferito. Sarai emozionato anche tu. Sarò felice.
Si, posami, piegami in due parti, non leggermi mai piu'. Emozionati senza di me, ascoltati, leggiti. Dimenticami, perchè sai che mi ricorderai. Sorridi.
Autore: xElax ¦ commenti (2) ¦ commenti (2) (popup)

giovedì, 14 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : ela


HINT

9.20. E' passata un'ora. Solo una maledetta semplicissima inutile ora. Dopo tre mesi, torno alla mia pagina bianca, in questo momento di questo giorno.
Mi mantengo tranquilla. O perlomeno, penso di mantenermi tranquilla. Si si, lo sto proprio pensando.
Alzo gli occhi verso il mio papà. Nonostante l'apparenza, i suoi pensieri girano in tondo in questa verde attesa che sa di minestra e morfina, le definizioni del suo quiz sono fragili parole a cui tenta di dare un'ordine, annerendo caselle come pause e cancellando l'ormai superfluo risolto.
E' strano quanto siano intensi i giorni. Quando gli occhi si aprono senza sonno, quando il corpo stanco si elettrizza, le voci si fanno dolci, i movimenti sanno di miele e camomilla.
Si da il meglio di se stessi.
E l'attesa diventa un riepilogo, uno strano momento di riflessione, in cui tutto scivola denso e sinuoso in una rete di pece. E vorresti che fosse proprio questa ad intrappolarti, a fermarti, incatenando il tuo cuore che rimbalza ronzando nella stanza, tenendo fermo il tuo ginocchio che ticchetta il suolo contratto. Sei solo piu' agitato, piu' fremente.
No, tutto questo non può essere perso, nè dimenticato.
Attesa. Cosa significa attendere? A nessuno piace attendere.
Viviamo l'attesa in modo confuso. Il tempo diventa un'assurda dimensione in cui annegare e riemergere, da abbracciare e ripudiare, colpire, da rendere eterna ed effimera.
Un'ora diventa un istante, un'ora diventa una vita. Eppure un'ora è sempre un'ora. Nient'altro.
E gli occhi piangono. Troppo spesso dimentichiamo.
L'ho voluta baciare prima che si addormentasse, nonostante sia convinta che io sia troppo sensibile ed emotiva. Ed ora le stringo la mano come se le fossi realmente accanto. E attendo.
Una triste attesa? Una felice attesa? No, la mia è solo un'attesa.
L'attesa ci distrugge, ci illumina, ci fa vibrare. L'attesa tira fuori qualcosa di noi che dovremmo davvero sapere e che faremmo bene ad ascoltare.
Penso, mi innervosisco, sorrido. Se non sapessi di attendere, non attenderei.
Semplicemente penserei, mi innervosirei, sorriderei.
Ma questa nota che suona lontana parla di un tempo bizzarro, sopravvalutato, schifato, snobbato, apprezzato, eterno.
Tempo. La prigione di ogni essere umano. Una schiavitu'. L'ansia di non poterlo controllare, di sciuparlo, di non saperne godere, di non approfittarne, di vederlo correre e intrappolarci, di perderlo.
Come ingannarsi? Come fingere che questa ora ne siano state due e che le due che verranno saranno solo fragili secondi sfumati e scomposti da ricordare solo come Tempo? Non come attesa, non come una riflessione, non come nervosismo, non come sorriso. Solo Tempo. Cosa si penserebbe sapendo di aver vissuto solo Tempo e nient'altro?
No, tutto questo è sbagliato.
Non è un tempo qualsiasi. E' un presente. E questo presente, ora, mi emoziona. Come fosse una bella sorpresa, un mondo nascosto, un silenzio corale.
Attendere ci annienta. E' tempo perso. Mentre si attende si possono fare mille cose e allora quel tempo non è attesa, è aver fatto qualcos'altro.
A volte attendere è necessario. A volte non riesci a fare nient'altro. In fondo, sapevo che in queste ore avrei dovuto attendere. Si, ho atteso di attendere. E questo è folle.
E' solo che vorrei piangere, ma non voglio. Sorriderei, ma forse non sorriderei. La realtà è che attendo e che mi rassegno a questo. Sto pensando, ma non voglio scriverlo. E' un momento importante, immobile, ricco, intenso, speciale.Unico.
Si, quest'attesa è importante, è immobile, ricca, intensa, speciale. Unica.
Saprò cosa fare. Saprò di aver un'Ora nel non-senso piu' sensato che esista.
Si, l'ho resuscitato con la mia folle e spassionata arte di essere io stessa in quell'attesa, immersa come fossi nuda in quella freschezza che mi assale quando sono esattamente Io, meravigliosamente Io, io che piango, penso, mi innervosisco, sorrido. Attendo.
Il telefono squilla.
L'attesa è divenuta Tempo. Un Tempo che è mio, che è la pagina stessa in cui mi racconto.
Un Tempo in cui ho pianto, sono stata nervosa, ho pensato, ho sorriso.
Un Tempo che non dimentico.
Autore: xElax ¦ commenti ¦ commenti (popup)